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La Spezia, Italy
Dottore Commercialista e Revisore Legale - Consulenza in materia amministrativa, condominiale,contabile e di bilancio, di contenzioso tributario, fiscale e revisione legale. Lo Studio dal dicembre 2012 è centro di raccolta dati per il CAF CGN

domenica 19 febbraio 2017

Il Mammut ritorna sulla terra a quattromila anni dall'estinzione.

Animali e uomini contraddistinti da geni alieni. Così sta prendendo piede l'ingegneria genetica, un po' per curiosità scientifica, un po' perché si spera un giorno di poter fare vivere l'uomo a lungo e in salute.

Ma ci sono moltissimi ma. Uno di questi cercherà di essere svelato nei prossimi due anni, con la ricerca condotta nella prestigiosa università di Harvard, in Usa. Obiettivo: riportare in vita il mammut.

O meglio, qualcosa che appartenne a questo animale estintosi 4mila anni fa. I test sono già partiti.

Dal Dna di mammut congelato nel permafrost, il terreno ghiacciato delle alte latitudini.

Oggi si utilizzano tecniche avanzate come la Pcr (Polymerase Chain Reaction) e l'impiego degli enzimi di restrizione, particolari proteine che hanno il potere di tagliuzzare i frammenti del Dna (nucleotidi).

Così facendo siamo in grado di ricavare e selezionare specifiche sequenze genetiche che poi possono essere introdotte nel corredo genetico d'individui estranei.

È quel che è accaduto anche con il professor Brian Hanley, che pochi giorni fa ha reso noto di essersi iniettato nei muscoli un gene extra per ottenere maggiore vigore e potenza.

E così è stato fatto in numerosi esperimenti aventi come soggetti animali normali, ma con una (o più) particolarità x, derivante da una specie tassonomicamente lontana. E ora, appunto, tocca al mammut.

Il Dna dell'antico proboscidato verrà studiato e verranno selezionate una quarantina di caratteristiche genetiche; che si introdurranno all'interno di un embrione già formato per l'incontro fra lo spermatozoo e la cellula uovo di due pachidermi moderni.

Il risultato sarà un embrione chimera, con cellule provenienti dal mammut e dall'elefante comune.

A questo punto si potranno percorrere due strade: fare sviluppare l'embrione in un'elefantessa surrogata o, addirittura, in un laboratorio. Più probabile la seconda ipotesi (anche se per questa possibilità ci vorranno come minimo dieci anni).

A che punto si è con gli studi? George Church, dell'ateneo statunitense, fa sapere che le prime cellule isolate e contenenti i geni dei due animali sarebbero già funzionanti.

Dunque si tratta «solo» di innescare sperimentalmente un processo di mitosi, che ha come obiettivo quello di fornire abbastanza cellule da formare i tre foglietti embrionali (endoderma, ectoderma, mesoderma) da cui provengono tutti gli organi di un vivente.

Sulla carta sembra semplice, ma la realtà potrebbe essere diversa. Va infatti considerato che questi procedimenti non sempre hanno successo. Un po' come accade con la clonazione. I fallimenti sono sempre dietro l'angolo. E poi c'è la componente etica, già sollevata dagli animalisti.

Perché fanno presente che i mammut erano animali sociali, e non avrebbe senso dare vita a una specie che praticamente non si troverebbe bene né con gli antichi proboscidati della Siberia, né con gli elefanti moderni.

È risaputo, infatti, che i pachidermi africani e asiatici hanno una grande capacità comunicativa e sanno distinguere molto bene i ruoli «sociali» all'interno di un branco. Da un punto di vista etologico, il dubbio è lecito.

Perché nessuno vorrebbe che il primo mammufante della storia si venisse a trovare a vagabondare solitario per le savane (o le tundre) del pianeta, incapace di integrarsi con i suoi simili.

Stando, infatti, alle promesse del team di Harvard, l'animale potrebbe essere davvero un perfetto mix fra le due specie. Risposta che potremo avere solo nel 2019.

Nel frattempo possiamo usare l'immaginazione, pensando a un elefante quantomeno originale, con le orecchie piccole, il pelo lungo e arruffato, e un sangue in grado di fare esistere l'animale a temperature rigidissime.

domenica 22 settembre 2013


Virtus, sconfitta da Orvieto nel torneo Carispezia


Fonte: www.cittadellaspezia.com

Virtus Carispezia-Azzurra Orvieto: 60-68 Parziali: (11-19, 33-40, 47-53)   

Virtus Carispezia: Filippi 7 (3/6 0/1), Favento 8 (3/6 0/6), Templari 8 (3/10 0/3), Contestabile 2 (1/5), Russo, Bertucci, Piastri, Reke n.e., Malone 25 (7/12), Manzotti 5 (1/3 1/3), Striulli 5 (2/8 0/1), Mugliarisi (0/1). All.Barbiero. T2:20/52, T3:1/14, TL:17/26.   

Azzurra Orvieto: Martella, Buccianti 13 (5/5 1/1), Morris 22 (9/18 0/2), Puliti 1 (0/1 da tre), Mariani 4 (2/3), Gaglio 6 (3/5), Panella 5 (2/4), Sutherland 6 (3/12), Bove 8 (3/6 0/2), Ridolfi 3 (0/2 1/1). All.Valentinetti T2:20/52 T3:1/14 TL:17/26   

Arbitri:Dario Mazzella e Stefano Cannata della Spezia   

La Spezia - La Virtus di patron Brunetto non riesce a superare Orvieto, e scopre così, in questa prima giornata del Torneo Carispezia, quanto sarà duro il campionato di serie A1. Ma il weekend all'insegna del basket rosa al Pala Mariotti, si è aperto con la partita tra Schio e Orvieto, la stessa sfida che ha visto le due squadre impegnate a giocarsi lo scudetto, vinto poi dalle sclendesi. Soltanto al termine di questo match, vinto da Familia Schio per 60 a 57, ha avuto inizio la partita che interessava anche le spezzine. Orvieto è una squadra che, così come la Virtus, lotterà per la salvezza; nonostante l'obiettivo sia quindi lo stesso delle spezzine, il livello e il tono agonistico è stato davvero molto alto; niente a che fare con quanto eravamo abituati a vedere lo scorso anno. Durante il primo quarto, la Virtus è avanti solo per l'1 a 0 iniziale, poi è Orvieto a fare la partita. Le spezzine comunque cercano di non staccarsi troppo dalle avversarie ma sullo scadere dei primi dieci minuti Orvieto, trascinata dalla coppia Morris e Buccianti, allunga le distanze e chiude la prima frazione sopra di 8 (11-19). Le ragazze bianco blu faticano molto, la sola Malone, migliore in campo per le spezzine, non basta, il resto della squadra sembra faticare e subisce molto in fase difensiva con le conseguenti ripercussioni in attacco. Al termine della seconda fase il tabellone segna 33 a 40. Dopo la pausa lunga si accende un barlume di speranza. La Virtus prova a rimontare e grazie alle buone prestazioni di Templari e Malone, la squadra di casa va anche vicino al pareggio (-3). Purtroppo nel finale Orvieto si riporta avanti di sei lunghezze, grazie specialmente a una super Morris, migliore in campo per le umbre. Al termine della terza fase, il parziale è di 46 a 53. Rimangono ancora dieci minuti da giocare, ma la Virtus non riesce a mettere a rischio il risultato finale. Si vede qualche buono spunto di Manzotti, ma il divario si assesta sui dieci punti e al suono della sirena il punteggio è in favore delle umbre, 60-68.   « Finalmente ci rendiamo conto di quanta strada bisogna ancora fare e quanta polvere mangiare - dichiara al termine del match coach Barbiero - La partita di oggi penso che ci abbia fatto capire che bisogna ancora lavorare molto per ottenere la salvezza, il nostro obbiettivo. Nel gioco facciamo cose positive, quando riusciamo a muoverci nei giusti spazi penso che esprimiamo un buon gioco, stasera abbiamo faticato a fare questo, oggi il principale imputato è la difesa e se non si ha energia dietro è difficile riuscire a fare un buon canestro in avanti».   La squadra è ancora in fase di rodaggio e l'assenza di Reke oggi si è fatta particolarmente sentire. Orvieto ha corso molto e messo in difficoltà la difesa spezzina. Questa partita è servita per prendere coscienza dei propri limiti. Ora non c'è da demoralizzarsi, mancano ancora tre settimane e bisogna lavorare sodo, per cercare di iniziare il campionato nel migliore dei modi.   Oggi pomeriggio la seconda giornata di basket tutto al femminile. Alle 16.30 Virtus Carispezia affronterà Lucca per stabilire il terzo e quarto posto. Alle 18.30 il gran finale: la sfida tra Schio e Orvieto, per stabilire la squadra vincitrice del torneo Carispezia.

venerdì 13 settembre 2013

Verso l'A1, prima vittoria della nuova Virtus Carispezia



Virtus Carispezia – Meccanica Nova Bologna 97-65
Parziali (17-21, 49-39, 76-52)

Virtus Carispezia: Filippi 12 (2/2 2/3), Contestabile 6 (3/7), Reke 13(5/5), Malone 9 (3/9), Templari 10 (4/5 0/1), Favento 13 (6/7 1/3), Mugliarisi 4 (2/5 0/2), Manzotti 5 (1/5), Russo (0/1), Piastri 2 (1/2), Striulli 13 (4/5 0/1), Baldelli 2 (1/2 0/1), Bertucci 2 (1/2). 
Coach: Loris Barbiero.

Ieri sera al Pala Mariotti la Virtus Carispezia ha incontrato, in un’amichevole, Meccanica Nova Bologna, squadra di serie A2 e avversaria della scorsa stagione. L’avvio di partita non è stato dei migliori e nella prima fase la squadra non ha convinto del tutto. La seconda parte di gara non ha però avuto nulla a che fare con la prima e alla fine la vittoria sulle bolognesi è stata davvero netta, 97 a 65.  “Abbiamo fatto una preparazione pesante e le ragazze sono stanche – dichiara il presidente Lorenzo Brunetto - anche se la squadra è sembrata a tratti un po’ impallata ogni considerazione lascia il tempo che trova. Trarre delle conclusioni su queste amichevoli credo abbia poco senso. I primi due quarti – prosegue - non sono stati belli, ma la reazione c’è stata. La squadra deve ancora trovare la propria identità; oggi era un vero e proprio esperimento, anche perché hanno giocato due ragazze che si stanno contendendo il posto. Rimango ottimista e penso che questa squadra se ci crede può far bene. Il gruppo è solido e ben assemblato; ci vuole solo ancora un po’ di tempo per ingranare”, conclude Brunetto. Al fischio di inizio coach Barbiero schiera in campo il quintetto composto da Favento, Striulli, Filippi, Malone e Templari. Il primo canestro è messo a segno dalla Virtus: è Favento a collezionare i primi due punti. Si va avanti giocando punto a punto e toccando più volte il pareggio, ma sul finire dei primi dieci minuti Bologna preme sull’acceleratore e si porta avanti di quattro punti. Al primo break il tabellone segna quindi 17 a 21. La seconda frazione si chiude sul 49 a 39, con la Virtus sopra di dieci, ma il massimo vantaggio le spezzine lo trovano solo dopo la pausa lunga, quando addirittura distaccano le avversarie di 25 punti. Un vantaggio ormai irrecuperabile e l’ultima fase di gioco procede senza alcun problema per le ragazze in maglia bianco blu. In tante le giocatrice del roster spezzino ad andare in doppia cifra: Favento, Reke, Striulli, Filippi e Templari. Ora non resta che attendere il torneo del 21 e del 22 Settembre, il primo torneo Carispezia che si disputerà al Palazzetto e che vedrà impegnate le squadre del calibro di Schio, Lucca e Orvieto.

venerdì 24 maggio 2013

Una nuova avventura ha inizio


Dopo tre anni di grandi risultati (la Coppa Italia conquistata a Chieti) ma anche di grandi delusioni sportive con il sogno A 1 svanito per un nulla si chiude una storia importante della mia vita in ambito sportivo. Per questa opportunità devo ringraziare Giammarco Pagani che mi ha introdotto nel fantastico mondo della pallacanestro femminile trasmettendomi la passione per questo sport. Nella vita a volte però si deve saper chiudere un capitolo e rimettersi in discussione per ritrovare nuovi stimoli ed entusiasmo in quel che si fa. In questo periodo di grande riflessione mi pare doveroso ringraziare per l'interesse e la fiducia incondizionata accordatami fin da subito, due presidenti di grande levatura e carisma come Danilo Caluri e Lorenzo Brunetto che mi hanno voluto rendere partecipe dei loro rispettivi progetti per la prossima stagione. Ieri pertanto anche grazie alla libertà e serenità di scelta concessami ho sciolto la riserva decidendo di condividere il progetto Virtus di patron Brunetto. Ringrazio la mia nuova società per l'opportunità regalatami di approdare nella massima serie del basket italiano e soprattutto per la calorosa e cordiale accoglienza riservatami che mi hanno fatto sentire fin da subito parte integrante del gruppo. Un saluto caloroso a tutti i dirigenti, atlete, tifosi (Walter e Willy in particolare) e tecnici di TermoCarispezia con cui ho condiviso delle stagioni indimenticabili ed in particolare Vasco Tavilla che mi è stato di gran supporto con i suoi consigli.

giovedì 23 maggio 2013

Personaggi - E' morto Don Andrea Gallo


"Povertà, giustizia e pace". Questi i principi della Chiesa secondo il sacerdote genovese che si è spento a 84 anni, dopo una vita di scontri con le gerarchie. Un manifesto adottato, almeno a parole, dal nuovo pontefice. Al quale il prete di strada ha dedicato il suo ultimo libro

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it


Sogno una Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna, a fianco dei bisogni delle donne e degli uomini”. A parlare non è Papa Francesco ma don Andrea Gallo, il sacerdote genovese che ha sempre dato non poco filo da torcere ai suoi superiori. Dall’austero cardinale Giuseppe Siri all’attuale arcivescovo del capoluogo ligure Angelo Bagnasco: don Gallo non ha mai obbedito ed è sempre stato molto fiero di questo. Non si è mai piegato alle logiche conformiste e carrieriste della Chiesa, ma ha sempre parlato con libertà, dicendo sempre la sua e sollevando dibattiti e polemiche anche molto aspri. La sua parabola umana si conclude con l’avverarsi del sogno di una vita: “unaChiesa povera e per i poveri“. La mission del pontificato di Papa Francesco ha segnato l’intera esistenza di don Gallo e la sua opera pastorale. Promotore fin da giovanissimo della “pedagogia della fiducia e della libertà”, dopo un periodo tra isalesiani, nel 1964 lascia la congregazione fondata da san Giovanni Bosco ed entra a far parte del presbiterio della sua arcidiocesi di Genova. Ma anche questa realtà gli sta a dir poco stretta. Don Gallo allora decide di fondare la Comunità di San Benedetto al Porto, quella che diventerà la sua famiglia, impegnandosi sempre per la pace e per il recupero degli emarginati. Le sue battaglie non piacciono affatto alle gerarchie ecclesiastiche: chiede la legalizzazione delle droghe leggere; nell’aprile del 2008 aderisce idealmente al V2-Day di Beppe Grillo; nel 2009 partecipa al Genova Pride lamentando le incertezze della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali. Don Gallo resta sempre all’interno del recinto ecclesiale pur avendo un cuore che batte decisamente al di là del sentire ufficiale della Chiesa. Il prete genovese non si sente mai isolato: ha tantissimi fedeli intorno a sé. Eppure arriva l’impensabile: larinuncia al pontificato di Benedetto XVI, l’11 febbraio scorso, e l’elezione di Francesco, il 13 marzo. È la primavera della Chiesa tanto auspicata negli anni di vita e di sacerdozio da don Gallo. È il suo sogno che prende corpo nelle sembianze del Pontefice argentino “preso quasi dalla fine del mondo”. “Papa Ratzinger –scrive don Gallo nel suo ultimo libro ‘In cammino con Francesco‘ edito daChiarelettere – ha posto al centro il bene della Chiesa, con coraggio e assumendosi le proprie responsabilità”. “Ora è arrivato Papa Francesco a farci
sperare di nuovo in una Chiesa dei poveri. Un sollievo – commenta don Gallo – dopo tanta pena”. Per il prete genovese, infatti, “con l’elezione di Francesco tutto è possibile. I primi segnali sono di rottura con il passato e con un’idea di Chiesa arroccata e chiusa in se stessa. Le questioni che il nuovo Papa dovrà affrontare sono tante e gravi”. Per don Gallo la sfida si gioca tutta sul terreno della credibilità. “Nessuno – scrive il sacerdote – può nascondere la situazione drammatica: la nostra amata Chiesa è fredda e scostante e in questi ultimi anni ha perso la 
credibilità rispetto a questioni fondamentali”. Le domande di don Gallo suonano come un durissimo esame di coscienza all’istituzione ecclesiale. “Come ha affrontato lo scandalo degli abusi sessuali? Non sarebbe il momento di cambiare le modalità con cui vengono nominati i vescovi, prevedendo un maggiore coinvolgimento dei fedeli? Non si potrebbe mettere in discussione il celibato obbligatorio dei preti? Perché non considerare l’ordinazione femminile? Sulla questione di genere la Chiesa è ‘maldestra e ambigua’. Perché tanta difficoltà nel dire sì alla donna? Perché non riconsiderare la posizione assunta dalla Chiesa sugli anticoncezionali? E il testamento biologico“. È interessante notare che due degli aspetti sottolineati da don Gallo, la gestione dello scandalo degli abusi sessuali e le modalità con cui vengono nominati i vescovi, sono stati tra i temi del dibattito delle dieci congregazioni generali dei cardinali che hanno preceduto il conclave del marzo scorso. E non poche sono le affinità delle conclusioni dei porporati con quello che afferma il sacerdote genovese. Ma il più grande rimprovero don Gallo lo rivolge ai Papi del post Vaticano II, da Montini a Ratzinger. “Mi chiedo nelle mie povere preghiere: non sarà grave aver trascurato i documenti del Concilio? Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI: è lecito chiedersi – si domanda il sacerdote – perché, trascorsi quasi cinquant’anni, il Concilio di Giovanni XXIII sia ancora tutto da tradurre. Solo quando abbandonerà il suo statuto imperiale – scrive ancora don Gallo – la Chiesa avrà da dire qualcosa agli uomini e alle donne del terzo millennio”. Come sempre, anche nel suo libro- testamento, il sacerdote non fa sconti a nessuno. Scrive delle lobby del Vaticano iniziando da quella fortissima di Comunione e Liberazione che, secondo don Gallo, ha influenzato moltissimo Ratzinger tanto da spingerlo a nominare Angelo Scola alla guida dell’arcidiocesi di Milano per far partire la causa di beatificazione del fondatore di Cl don Luigi Giussani. Per don Gallo “le lobby in Vaticano hanno indebolito e in parte costretto alle dimissioni Papa Benedetto XVI”. E il prete genovese le elenca tutte: Opus DeiLegionari di Cristo, Cl, Sant’Egidio. “C’è poi – spiega don Gallo – una lobby omosessuale molto forte: un gruppo di vescovi che nasconde la propria omosessualità e la sublima non nella castità bensì nella ricerca del potere; cercano di allungare la catena che li unisce creando altri vescovi omosessuali”.
Ma per don Gallo, nonostante lobby, scandali e 
Vatileaks, è ancora possibile con Papa Francesco, una primavera della Chiesa. Per il sacerdote sono necessari quattro elementi: partecipazione attiva, ovvero “riconoscimento della soggettualità di tutto il popolo di Dio, dei suoi carismi e dei servizi che è chiamato a rendere”, sinodalità (“la Chiesa diventi un cantiere aperto, si apra a un mutato rapporto primato-episcopato, episcopato-presbiterato-chierici-laici”), ascolto e dialogo. L’ultimo consiglio di don Gallo è proprio per Papa Francesco ed è condensato in un motto che racchiude in tre semplici parole un programma di governo della Chiesa: “Povertà, giustizia e pace“. “Bergoglio – conclude il sacerdote – è arrivato per la Pasqua del 2013 per salvare una Chiesa dormiente”. “La Chiesa non è morta! Dorme”. Al Papa argentino, dunque, il compito di risvegliarla da quel torpore che ha fatto dire al cardinale Carlo Maria Martini, poco prima di morire, che essa è indietro di duecento anni. La domanda, però, è una sola: il sogno di don Gallo sarà davvero lo stesso di Francesco?


di  | 22 maggio 2013

domenica 7 aprile 2013

Basket A2 Femminile - Bye Bye Carispezia Termo

TERMO ESCE MESTAMENTE NEI QUARTI DEI PLAY OFF PER SALIRE IN SERIE A1

Non riesce l'impresa alle ragazze guidate da coach De Santis di espugnare il Palasport di Via Cardito. Con questo risultato la Carispezia Termo esce prematuramente dalla corsa per la serie A1 a degna conclusione di un periodo che ha visto alternarsi sia al Palasprint che in trasferta delle prove molto opache da parte delle bianconere, campanelli d'allarme che forse non sono stati percepiti distintamente sia da dirigenza che da staff tecnico. E non si cerchi di trovare rifugio nella malasorte occorsa alla brava Valeria De Pretto per accampare giustificazioni all'eliminazione maturata quest'oggi, in quanto purtroppo il trend di forma psico-fisica era già evidente e pericolosamente in fase calante a partire dalla partita casalinga con Reggio Calabria del 10 marzo. Un peccato perchè un'altra stagione è stata buttata alle ortiche ed il rammarico è ancor maggior se si pensa che nonostante un tabellone ampiamente alla portata di Templari e compagne, non si è riusciti a raggiungere almeno quell'obiettivo di prestigio per il movimento cestistico spezzino ovvero vedere sfidarsi due formazioni cittadine nella finale per approdare in A1. Un plauso va doverosamente rivolto alla squadra di Ariano Irpino, guidata con maestria da Claudio Agresti un allenatore che ha confermato di essere un ottimo professionista nella gestione del gruppo il quale è riuscito apparentemente in poco tempo a colmare le evidenti lacune che la squadra campana aveva evidenziato nel corso della regular season (record stagionale di 10 vittorie e 14 sconfitte). Smaltita la delusione di questa sera Armani e Pagani dovranno rimboccarsi le maniche per programmare il futuro in questo momento di grave crisi economica. (Cristian Pietrini)

CARISPEZIA TERMO  ARRIVA L'EPILOGO INASPETTATO. K.O. AD ARIANO IRPINO

Delusione e amarezza in casa Carispezia Termo. Una stagione al vento, la quarta consecutiva. Ai nastri di partenza si puntava in alto, la corsa delle bianconere si ferma ai quarti di finale. Un k.o. inaspettato, meritato sul campo ma che non è la cartina tornasole della stagione. «Una squadra che penso non abbia meritato questo epilogo-commenta il gm Pagani – Avevamo fatto una bella stagione poi nell'ultimo mese un crollo totale dal punto di vista mentale. L'infortunio di De Pretto e la sua assenza hanno rotto gli equilibri. Sia chiaro una sconfitta meritata, Agresti e la sua Ariano Irpino tatticamente ci hanno ammazzato». La stagione della Carispezia Termo termina in un soleggiato pomeriggio di primavera ad Ariano Irpino. Dopo la sconfitta casalinga in gara 1 mercoledì scorso al Palasprint arriva anche il k.o. in esterno in terra campana per 57-49, il quarto k.o. nelle ultime cinque gare. La Carispezia Termo conduce fino all'intervallo, poi quando Ariano Irpino mette la testa avanti è finita, il crollo totale; solo capitan Templari vende cara la pelle. La difesa a zona unita a le tre lunghe in fase offensiva sono la chiave tattica che mette k.o. le spezzine che non riescono a reagire. Una sconfitta sotto tutti i punti di vista tecnico e mentale. «partiti bene, poi abbiamo iniziato a subire sopratutto le loro lunghe. Non abbiamo nessuna attenuante – commenta coach De Santis – Quando siamo andati sotto non abbiamo avuto alcuna reazione ad eccezione di Templari, ho visto poca roba soprattutto dalle lunghe. Penso che sia complicato vincere con una prestazione poco adeguata; siamo arrivate a fine stagione stanche mentalmente, la sconfitta di mercoledì in casa ci ha devastato». Dopo Vigarano, Alcamo e Orvieto quest'anno è la volta di Ariano Irpino, sconfitte nel finale di stagione che vanificano quanto fatto di buono per l'intero campionato. Amarezza e delusione con il pensiero che va al futuro anche se è difficile come ammette il gm Pagani:«La delusione è tanta, speravamo di fare la finale; è difficile pensare al futuro. Ripartire sarà più difficile che le altre volte, è una sconfitta che fa molto male, per lo meno per quanto mi riguarda. In questo periodo di crisi tutto è sempre più complicato, con il presidente Armani faremo il punto della situazione la prossima settimana». (Ufficio Stampa Carispezia Termo) 

Gruppo Lpa Ariano Irpino – Carispezia Termo 57-49 (8-16, 22-24, 41-36)
Ariano Irpino: Paparo 7 (1/3 1/1), Calandrelli n.e., Marciano (0/1 0/1), Aversano n.e., Albanese n.e., Ferazzoli (0/3), Maggi 5 (2/8 0/2), Grasso 9 (3/7), Micovic 19 (6/12 1/3), Narviciute 17 (5/11 2/3). All.Agresti. T2:17/45 T3:4/10 TL:11/24.
Carispezia Termo: Devoto n.e., Reke 14 (5/9 1/4), Templari 18 (0/1 6/10), Giorgi 2 (1/2), Russo 2 (1/1), Costa 5 (2/4 0/1), Tripalo (0/1), Zerella (0/3), Piastri n.e., Tava 8 (2/8 1/2). All.De Santis. T2:11/29 T3:8/17 TL:3/8. 
Arbitri: Damiano Capoziello e Marco Leggiero di Brindisi

sabato 6 aprile 2013

Calcio - Un risultato solo, la vittoria

Spezia - Grosseto 2-1

Un sudatissimo successo quello dello Spezia sul Grosseto, grazie al secondo gol stagionale del difensore rumeno Dorin Goian e alla gran staffilata di Di Gennaro nel finale. Del Vecchio, per i biancorossi, riapre le speranze, ma soltanto a tre minuti dal termine, troppo pochi. Partita giocata a viso aperto da entrambe le formazioni, con decine di occasioni per parte, a dimostrazione della volontà di liguri e toscani di voler restare a tutti i costi in questa serie B. Cagni non riserva sorprese nella schieramento dove sono squalificati Bovo e Porcari. Mario Rui e Piccini vengono preferiti sulle fasce a Garofalo e Madonna, mentre Sansovini sta bene e allora è lui vicino a Antenucci in attacco, anche se per i due non è stata, alla fine, una gran partita. Moriero, privato dal giudice sportivo di Piovaccari e Som, si affida ad una sola punta, Lupoli con il supporto di Brugman. Toscani decisi a non piegarsi facilmente: dopo due minuti sulla punizione di Barba, Padella di testa mette in difficoltà Iacobucci, che blocca a terra. Ma l’occasione più importante del primo tempo è dello Spezia, quando Antenucci all’11’ colpisce la traversa sugli sviluppi di un corner, poi recupera di testa Romagnoli, ma la rovesciata di Goian trova la pronta parata di Lanni. Dopo il liscio di Antenucci davanti all’estremo difensore ospite, al 21’ Lupoli chiede il rigore per un intervento falloso di Goian, in area, su di lui. Rischia, poi, l’espulsione diretta Piccini, quando colpisce Barba al ginocchio (34’). Prima frazione di gioco che si chiude con un colpo di testa per parte: quello di Jimenez, indisturbato, a centro area sul cross di Jimenez che Iacobucci blocca e quello che Piccini, su traversone di Mario Rui, manda sull’esterno della rete. Nella ripresa, subito il cambio sull’esterna destra tra Piccini e Madonna, poi il pallonetto di Musacci che sorvola di poco la traversa con Lanni fuori dalla porta al 5’.Tre minuti e lo Spezia va avanti: sugli sviluppi di un corner, la testa di Musacci per Goian che, solo a centro area, controlla e scaglia potente sotto la traversa per il vantaggio dei liguri (8’). Al 15’, Antenucci, dopo aver duettato con Sansovini, fallisce clamorosamente il bersaglio da molto vicino. Il Grosseto non si dà per vinto e pressa uno Spezia che si rifugia in un 5-4-1. Diversi i tiri verso Iacobucci e i liguri rischiano molto, al 30’, su quello di Mancino dalla destra che sfiora il palo. Su un contropiede solitario di Di Gennaro arriva, invece, il raddoppio spezzino: tra quattro uomini, staffilata da trenta metri al sette e 2-0 al 42’, proprio quando i toscani, stanno premendo di più. Il cucchiaio di Delvecchio su calcio di rigore (fallo di Lollo su Gimenez) serve solo ad accorciare le distanze. E’ lo Spezia ad allontanarsi dalla zona buia. (Marco Magi)